Zakhor, ricordati!

A partire dal XVII-XVIII secolo, la letteratura yiddish è caratterizzata da opere che, pur radicate nella tradizione, costituiscono un momento di rottura e di rinnovamento. Furono l’uscita dai ghetti, l’urbanizzazione e la partecipazione degli ebrei allo sviluppo dell’industria moderna che contribuirono a sgretolare i canoni della vita ebraica tradizionale. Il movimento dell’Illuminismo ebraico (Haskalà) permise alla letteratura di criticare aspetti antiquati della vita ebraica immaginando una società rigenerata.

In questo processo di sganciamento progressivo dagli antichi schemi, dobbiamo assegnare un ruolo centrale al chassidismo, momento di coagulo fra vecchio e nuovo. Ponendo l’ebreo comune, fino ad allora relegato ai margini del sapere e dello studio, nel cuore della fede ed assegnando alla lingua popolare una funzione fondamentale, il chassidismo riattivò una lunga tradizione tipica della letteratura yiddish, mentre si verificò una vera rottura per quanto riguardava l’impiego delle nuove forme narrative.

Era l’inizio della letteratura moderna. I Sippurei mayses di Rabbi Nachman di Bratzlaw sono uno dei più bei testi della letteratura ebraica. Raccontare serviva ad allontanare la sofferenza. Rabbi Nachman suggerisce la via per ottenere la redenzione: la gioia, la danza, il canto e la preghiera affrettano la liberazione della Shekhinà, la dimora, sede della presenza divina.

I maskilim, i discepoli ebrei dei Lumi, diffusero le nuove idee da Berlino nell’ Europa orientale, in Lituania, in Galizia, in Bielorussia, in Polonia. Il Seyfer refues (1790) del dottor Marcuse proponeva agli ebrei dei villaggi consigli di igiene e salute.

Gli scrittori della haskalà si sforzarono attraverso le loro opere di accelerare l’emancipazione delle masse. Tra i padri della letteratura yiddish moderna, Mendele Moikher Sforim oscilla tra la critica feroce degli ebrei degli shtetlekh e le mancanze dell’organizzazione comunitaria. 

Mendele Moikher Sforim

I viaggi di beniamino Terzo (Mayses binyomen hashlishi, yiddish 1879, ebraico 1896) ispirato al Don Chisciotte, epopea picaresca dei sognatori del ghetto, mette bene in evidenza lo iato tra le aspirazioni messianiche del popolo e la dolorosa realtà nella quale era rinchiuso. Dall’altra parte traspare un amore appassionato per il popolo ebraico e la certezza dell’unicità del suo destino.

Sforim arricchì sia la lingua ebraica  unendo il sapore della lingua popolare alla complessità della tradizione, sia la lingua yiddish con riferimenti ai testi sacri, Mishnà,Talmud, midrashim, Bibbia.

Sholem Aleikhem

Sholem Aleikhem possiede una forza creatrice e una grande immaginazione che lo pongono al livello dei maestri della letteratura moderna come Charles Dickens e Mark Twain.

…deve la sua immensa popolarità agli innumerevoli racconti e alla galleria di personaggi tipici della vita ebraica che egli ha creato. Essi costituiscono una vera commedia umana ebraica, a partire dalla quale è possibile ricostruire la vita quotidiana nelle comunità dell’Europa orientale nel momento dei grandi cambiamenti decisivi e dell’ondata di emigrazione verso gli Stati Uniti.

Sholem Aleikhem aveva un attaccamento fraterno per gli ebrei del popolo, per le loro sofferenze e il loro coraggio come mostra nella sua opera Kleyne mentshelekh mit kleyne hasoges (Piccola gente con piccole idee) in cui rivela anche doti di umorista.


Itzchok Leibush Peretz

Itzchok Leibush Peretz si impegnò in una lotta sociale per la dignità degli ebrei dell’Europa orientale e nel suo impegno per la nascita di una letteratura ebraica moderna. Scrisse racconti i cui protagonisti sono degli ebrei semplici, incarnazione moderna dei “36 Giusti”. Le sue due commedie appaiono rilevanti nella storia della drammaturgia moderna.

In The goldene keyt (La catena d’oro) (1911-1912), egli compose un dramma incentrato sulla continuità dell’ebraismo attraverso le generazioni e sulla forza interiore insita nella tradizione ebraica. Bay nakht oyfn altn mark ( La notte sul mercato vecchio) è un dramma simbolico nel quale si confondono le diverse soluzioni proposte all’ebreo moderno…

Solo un cenno alla ricca letteratura della Shoà: un gran numero di scritti in yiddish videro la luce, durante il nazismo, all’interno dei ghetti prima della deportazione degli abitanti nei campi della morte.

Sull’orlo dell’abisso, gli scrittori yiddish si sono fatti testimoni della brutalità nazista e del coraggio degli ebrei nel resistere alla disumanizzazione e alla politica di annientamento.

Poeti e cantori componevano ballate, filastrocche, ninne nanne; furono composti anche numerosi canti per celebrare l’eroismo dei combattenti ed esortare alla resistenza. Hirsch Glick fu l’autore del canto dei partigiani Mir zeynen do (Noi siamo qui), conosciuto anche col titolo Zog nit keyn mol, che diventò l’inno dei combattenti contro Hitler.

Mir zeynen do

Ricercare, riunire e conservare le più piccole tracce di questa letteratura della Shoà diventa un dovere morale: esse formano un insieme di documenti fondamentali sulla Catastrofe e ci ricordano l’imperativo millenario del popolo ebraico: Zakhor, “ricordati!”.

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Jean Baumgarten, Lo yiddish

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